Ebbene purtroppo le vacanze sono finite…ma di cose ne abbiamo viste e fatte veramente tante, ora che il JetLag è stato riassorbito sto riordinando le idee grazie alle migliaia di fotografie che abbiamo fatto.

A breve pubblicheremo un racconto dettagliato di questa bellissima vacanza.

Ringrazio compagne e compagni di viaggio per l’ottima compagnia in queste (quasi) tre settimane, e spero di ripetere l’esperienza quanto prima.

Ciaoooooo

Io. Soggetto allergico nella patria del junk food. E gli sfoghi sul mio viso fanno la ola.

Sgrunt.

Questa è la canzone ci ha accompagnato durante i nostri giorni.

A partire dalla prima sera a Trois Rivieres, dove l’abbiamo sentita da un chansonier di strada. Ecco a voi.
Cookie Dingler – Femme Liberee


Come vivono bene questi canadesi nei paesini. Sempre col sorriso, sempre ad attaccare bottone con noi stranieri. Felici di quello che fanno, e mai con lo scazzo. Proprio come certa gente in Italia. Eh sì.

Non sappiamo da dove iniziare. Sorvoliamo sulla receptionist bella & scema del Celebrities: quando ci parlavi ti chiedevi se era presente o dove. Ma merita attenzione la dame quèbecoise del Manoir Ste Geneviève che con la tipica gentilezza canadese ci ha rifilato uno stupendo attico (nei sotterranei) affibbiandoci la cosiddetta “sola”. Che non è la sula (volatile che popola le coste dell’Ile de Bonaventure). Tornando alla dame, dicesi stronza. O forse eravamo noi a non apprezzare la dépendance con scala d’accesso riservata, 2 camere, bagno, locale climatizzato a 70 gradi e ben due TV color del secolo scorso. Abbiamo però consumato un gradevole petit-dejeuner nella nostra cucina privata a base di banane dal diametro di 5 cm. Chi ben comincia…..

In viaggio verso Matane ci imbattiamo poi in tre allegre donnine al Burger King di Rivière du Loup. Entriamo, il deserto. Si forma poi una discreta coda grazie alle notevoli doti comunicative delle tre. In particolare la biondina raggiunge livelli da bradipo in letargo. “Do you speak English?”. “Yes”. “Alor qu’est-ce que vous voulez comme beverage (pronunciato beveraaaaaje)?”. Eh? Ma siamo capre che ci abbeveriamo?? Dopo una serie di sguardi persi nel vuoto, pare che solo con un perentorio “I have to order!!!!!!!” di Simo (mon doux amour) la tipa si svegli. Ma non abbiamo indagato oltre. Che starà facendo ora? Probabilmente sta prendendo ancora l’ordinazione di quello dopo di noi. E dire che si tratta di FAST food!

Arrivati a Percé, il primo impatto con la nostra gentile hote non è dei migliori: chiederle di vedere le stanze prima di pagarle in anticipo sembrava un atto illegale. E, per inciso, la caramella piatta e marrone che le si strusciava contro i denti non aiutava certo la normale attività di comprensione delle vocali slargate e delle consonanti striscianti. Lo stesso accento ha accompagnato la nostra escursione di avvistamento balene (pronunciato baléeeeeeeeenes dalla pittoresca guida in barca. Ma vi rimando al post dedicato alla lingua locale).

Ma il luogo a più alta concentrazione di strange people è stato sicuramente il faro di Campbellton. Attratti dalla possibilità di dormire in un vecchio faro, abbiamo fatto una tappa in un posto totalmente inutile del New Bruiswick: Campebellton, appunto. In quest’ostello si aggiravano personaggi maschili decisamente naif: il receptionist paleozoico con camicia felpata a quadretti e bermuda, dalle movenze taurine. L’artista dai due quadri uno più orendo dell’altro. Il vecchio letargico che non tirava mai lo scarico alla toilette e ha dormito 15 ore di fila svegliandosi solo per una merenda a base di mayonese. Il panzone cacciato di casa dalla moglie, arrivato all’ostello con il proprio cuscino e un beauty-case contenente, con ogni probabilità, appositi cerotti per russare di più. Quest’ultimo ha stretto un profondo legame di amicizia con il mio fidanzatino che gli ha riservato dolci e tenere parole per tutta la notte, durante la quale il panzone si è allenato per il prossimo campionato mondiale di “russa mento indoor & apnee notturne”. Riteniamo abbia ottime chance di vincere. Giusy, che era nell’altra stanza, fa a Faggy: “Ma non era Mauro vero??”. Il primo commento di Simo al mattino (ore 04.00, quando siamo fuggiti disperati e insonni) è stato “Ho scosso il letto tutta la notte a quel panzone maledetto”.

Chi incontreremo ancora?

Eccoci qua. Siamo finalmente noi. Dopo tre giorni trascorsi in luoghi dimenticati da Dio, i cellulari non prendono ancora. Ma almeno nel Lightouse Hostel c’è una pervenza di uai-fai. E, per ultima, la Chiaretta Quebècoise si appropria del PC del maestro Rega per buttare giù qualche riga.

Dopo la prima notte nell’hotel delle celebrities a Montrèal (con toilettes degne di Psycho), abbandoniamo la mia città preferita per la seconda tappa a Trois Rivières. Il B&B dello “zio Ivo” ci lascia talmente soddisfatti che non abbiamo ancora eguagliato quel livello: chiacchiere in francese, i cagnoloni, la piscina con Jacuzzi, le belle stanze vista fiume….e soprattutto (chi mi conosce sa) la colazione: uova e jambon, pane tostato, muffin giganti, il latte fresco….mmmmm!

La magia si spezza subito all’arrivo a Quèbec City: un caldo atroce non offusca certo la bellezza di questa città pittoresca. Ma la vista delle “stanze” ci fa rabbrividire. 150 dollari canadesi per “un piano interamente a noi riservato”, peccato che fosse nel piano scantinato e diviso dal magazzino solo con un separé. Per non parlare dell’arredamento a dir poco spartano e della polvere onnipresente.

Altra tappa a Matane. Qui comincia la Gaspèsie, dove pare non gradiscano la presenza italiana in termini di telecomunicazioni: nè i cellulari nè le nostre prepagate per le cabine pubbliche funzionano. Ma Percé, dove abbiamo dormito due notti all’ostello dell’amica di Giusy, è stupenda. Una giornata in barca per fare il tour dell’isola e avvistare due balene, foche e delfini. Oltre alle immancabili sule. Fatevi spiegare dai miei compagni di viaggio cosa sono (ci hanno fatto un reportage fotografico degno di nota).

E adesso……siamo a Campbellton. A dormire in un vecchio faro. Ma, a parte questa attrattiva, evitatelo. Non gira un’anima, nei negozi c’è l’aria condizionata sparata a mille e nessuna spiaggia dove rilassarsi. Per fortuna domattina si parte presto per vedere l’alba e imbarcarsi col traghetto verso………? Lo decideremo domani.

Ho dimenticato di raccontare qualcosa?? Ah si, le tre mummie del Burger King di Rivière du Loup. Ma l’approfondiamo un’altra volta. =)

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